Un mercato in espansione, ma ancora frammentato
La sanità digitale europea è in rapida crescita. Secondo il report Observatory for Digital Health Technologies in Europe, commissionato dalla Direzione generale delle Reti di comunicazione, dei contenuti e delle tecnologie della Commissione europea (DG CNECT) e redatto da Capgemini Invent e IDC (gennaio 2026), il mercato europeo della salute digitale è proiettato a passare da 11 miliardi di euro nel 2023 a 61,2 miliardi nel 2035, con un tasso di crescita annuo composto del 15,1%.
Un dato significativo, che tuttavia non deve oscurare le criticità strutturali che frenano la piena realizzazione di questo potenziale. Il mercato rimane fortemente frammentato lungo linee sia geografiche sia tecnologiche, con disparità rilevanti tra gli Stati membri e una concentrazione degli investimenti nei contesti ospedalieri che stenta ad allargarsi agli altri setting assistenziali.
Il panorama dei vendor: dove si trova l’Europa
L’analisi ha mappato 690 vendor attivi nel settore, ma solo 196 hanno sede nell’UE27. I vendor europei operano prevalentemente all’interno dei propri mercati nazionali: solo l’11% dichiara clienti al di fuori dell’Europa. Le loro priorità strategiche si concentrano su specializzazione di nicchia, investimenti in AI/ML e partnership cliniche, ma rimane limitato l’orientamento verso obiettivi di salute di popolazione e verso modelli di co-progettazione con i pazienti.
Una dipendenza strategica da vendor non europei è segnalata in particolare nei domini della cybersecurity, degli strumenti clinici basati su intelligenza artificiale e della genomica: ambiti considerati critici per la sovranità digitale del continente.
Le tecnologie emergenti e il ruolo dell’intelligenza artificiale
Il report valuta la maturità di cinque tecnologie emergenti attraverso un framework di Technology Readiness Level (TRL). Gli strumenti diagnostici basati su AI risultano i più avanzati, con una diffusione clinica già ampia e un’adozione proiettata vicino all’80% entro il 2029. Le piattaforme di virtual care di nuova generazione e i sistemi di allerta per le infezioni ospedaliere basati su AI sono in fase di dispiegamento su larga scala.
I gemelli digitali umani si trovano ancora in una fase iniziale, ma destano un interesse crescente: oggi adottati da circa il 10% delle strutture, più della metà delle organizzazioni sanitarie prevede di introdurli entro il 2029.
L’intelligenza artificiale emerge come abilitatore trasversale della trasformazione digitale. Il 94% dei provider sanitari è già impegnato nell’adozione di soluzioni AI o lo sta pianificando, con applicazioni principali nel supporto alle decisioni cliniche, nella diagnosi precoce, nel coinvolgimento del paziente e nel monitoraggio da remoto.
L’impatto economico: quanto vale il digitale in sanità
La seconda parte del report quantifica i benefici economici di cinque tecnologie su un orizzonte decennale per l’UE27. I Clinical Decision Support Systems (CDSS) mostrano il maggiore impatto: il risparmio netto stimato varia da 71 a 252 miliardi di euro in base allo scenario, pari a circa l’1% della spesa sanitaria totale dell’UE nell’arco di dieci anni.
L’analisi automatizzata delle immagini mediche garantisce un risparmio netto tra 126 e 192 miliardi di euro, migliorando velocità e accuratezza diagnostica soprattutto in radiologia. Le piattaforme per la salute mentale proiettano risparmi netti tra 136 e 164 miliardi, sostenendo interventi precoci, terapia a distanza e autogestione dei pazienti.
Per i gemelli digitali umani e la genomica, la modellazione è parziale o assente per insufficienza di dati certi, ma i driver di valore identificati indicano prospettive di risparmio rilevanti nel medio periodo.
Le raccomandazioni: cosa deve fare l’Europa
Il report chiude con nove raccomandazioni di policy. I temi centrali riguardano: integrazione del mercato europeo, riduzione della frammentazione attraverso appalti congiunti e riconoscimento reciproco delle certificazioni; adozione di standard di interoperabilità riconosciuti a livello internazionale (es. FHIR) e modernizzazione delle infrastrutture IT nazionali; supporto mirato a PMI e scale-up per ridurre i costi di compliance e facilitare l’espansione transfrontaliera; finanziamenti prioritari in AI diagnostica, genomica e cybersecurity per rafforzare la sovranità tecnologica europea; e incorporazione di requisiti di equità e accessibilità nei framework di progettazione e finanziamento, così da garantire che la trasformazione digitale non amplifichi le disuguaglianze di accesso alle cure.
Un’agenda aperta
Il report dell’Osservatorio rappresenta una base di riferimento solida per orientare le decisioni di investimento e le politiche europee in materia di sanità digitale. La traiettoria è chiara: il digitale non è un’opzione, ma una componente strutturale dei sistemi sanitari del futuro.
La sfida per l’Europa non è solo tecnologica, ma sistemica: costruire mercati più integrati, rafforzare la capacità delle PMI, ridurre le dipendenze strategiche da vendor extra-europei e garantire che i benefici della trasformazione digitale si distribuiscano in modo equo lungo tutto il continente e tra tutti i setting di cura.

