Un fenomeno che da anni caratterizza le dinamiche assistenziali in Italia riguarda la cosiddetta mobilità sanitaria. Stiamo parlando di quelli che vengono anche definiti “viaggi della salute”, ovvero gli spostamenti dei cittadini verso strutture sanitarie fuori dal proprio territorio di residenza, spesso alla ricerca di prestazioni percepite come più tempestive, specialistiche o di maggiore qualità.
Il fenomeno, pur con oscillazioni nel tempo, evidenzia una distribuzione non sempre omogenea dell’offerta sanitaria e delle strutture considerate d’eccellenza. Per questo, chi ha la responsabilità di definire le linee strategiche di sviluppo del Servizio Sanitario Nazionale ha più volte elaborato proposte operative e organizzative per correggere una criticità che produce effetti sia economici sia sociali.
La mobilità sanitaria si caratterizza per due elementi essenziali: lo spostamento del paziente dal territorio sanitario di appartenenza a un altro e la prestazione sanitaria, ospedaliera o ambulatoriale, che rappresenta la ragione dello spostamento stesso. Per definizione, il fenomeno è costituito da due componenti complementari:
- mobilità attiva, che descrive l’attrazione esercitata dalle strutture sanitarie, pubbliche o private accreditate, nei confronti di utenti residenti in altre regioni o province autonome;
- mobilità passiva, che descrive la “fuga” dei propri assistiti verso strutture sanitarie, pubbliche o private accreditate, situate fuori dalla regione o provincia autonoma di residenza.
Un’ulteriore classificazione riguarda la tipologia dello spostamento. La mobilità può essere intraregionale, quando avviene all’interno dei confini della regione di residenza; interregionale, quando il paziente si sposta da una regione a un’altra, spesso alla ricerca di cure ritenute migliori o più tempestive; internazionale, nei casi in cui il cittadino si rivolga a strutture estere per prestazioni non disponibili, difficilmente accessibili o caratterizzate da tempi di attesa molto lunghi nel proprio Paese.
L’analisi condotta da AGENAS (Portale Statistico AGENAS) evidenzia come siano soprattutto le regioni del Nord e del Centro a rappresentare poli di attrazione per pazienti provenienti in larga parte dalle regioni del Sud. Questo meccanismo determina un sistema di compensazioni economiche: le regioni che erogano la prestazione vantano infatti un credito nei confronti di quelle di residenza del cittadino che riceve la cura.
Nel 2023 questi flussi hanno determinato una spesa sanitaria pari a 2,88 miliardi di euro. Dopo la flessione registrata negli anni della pandemia da COVID-19, la mobilità sanitaria ha mostrato una ripresa già a partire dalla seconda parte del 2021, fino a tornare nel 2022 a valori molto vicini a quelli del periodo precedente alla pandemia.
Guardando al versante attivo del fenomeno, nel 2022 Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto sono risultate le regioni più attrattive, assorbendo il 56% dei ricavi complessivi di mobilità. Sul fronte opposto, l’indice di fuga risulta più elevato nel Sud e diminuisce progressivamente risalendo il Paese: 13,36% al Sud, 10,30% al Centro e 8,85% al Nord.
È importante considerare che il Decreto Ministeriale 2 aprile 2015, n. 70, relativo agli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera, utilizza la mobilità sanitaria come uno degli elementi correttivi per il calcolo del fabbisogno di posti letto per mille abitanti a livello regionale. In questo modo, il parametro può aumentare o diminuire in base alle caratteristiche dei flussi di mobilità.
Un’ulteriore conseguenza del fenomeno, talvolta considerata marginale, riguarda le ricadute sociali. La mobilità sanitaria incide infatti sull’organizzazione familiare, sulle condizioni economiche dei pazienti e dei loro caregiver e sulla possibilità di ricevere adeguata assistenza durante la degenza. Si tratta di un capitolo che dovrà essere affrontato con particolare attenzione dagli amministratori, sia a livello locale sia centrale, per garantire maggiore equità di accesso e una più equilibrata distribuzione dell’offerta sanitaria.

