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Approfondimenti

07/04/2026

Le competenze digitali dei professionisti sanitari dell'E-Health

Approcci e caratteristiche dei percorsi di formazione digitale del personale sanitario

Il processo di digitalizzazione che sta trasformando l’intero sistema sanitario nazionale implica inevitabilmente un profondo aggiornamento delle competenze dei professionisti sanitari e anche, per molti versi, dell’eterogeneo universo di assistiti, parte attiva del percorso di cura, chiamati a confrontarsi con la nuova modalità digitale delle prestazioni, acquisendo anch’essi nuove conoscenze e abilità, così come avvenuto nel corso della passata pandemia.

A indicare il corredo di competenze digitali che ogni singolo cittadino ha diritto, e dovere, di apprendere è stata la stessa Unione Europea che, nel 2022, ha emanato il documento “DigComp 2.2” che descrive le competenze digitali attraverso esempi di conoscenze, abilità e atteggiamenti che permettono un’interazione digitale accessibile e sicura.

Approfondendo, in verticale, il tema dell’aggiornamento delle conoscenze digitali in ambito sanitario, prendiamo spunto da una revisione sistematica che ha analizzato 12 studi sottoposti a peer review (Konttila J. et al., 2019), individuando tre aree principali relative alle competenze dei professionisti sanitari nella digitalizzazione: quella della conoscenza dell’alfabetizzazione digitale, l’area delle abilità sociali e comunicative e l’ambito relativo alle considerazioni etiche nello svolgimento delle prestazioni digitali (privacy e gestione dei dati).

Una più recente revisione degli stessi ambiti di ricerca (scoping review), che ha analizzato 46 studi (Mainz et al., 2024) ha circoscritto a quattro aree di competenza il perimetro digitale collegato alle professionalità operanti nel settore sanitario:

  • Competenze tecniche: competenze informatiche di base, uso dei dispositivi wireless, competenze di sanità digitale applicata, aspetti etici e legali della digitalizzazione.
  • Competenze metodologiche: competenza nel trattamento dei dati e delle informazioni, attitudine e capacità alla formazione continuativa, capacità di gestione dei progetti, competenza nella ricerca, competenza di problem solving.
  • Competenze sociali: capacità di lavorare in team, capacità comunicativa digitale, capacità di networking, capacità di trasmettere conoscenze, capacità di valutare le competenze digitali dei pazienti.
  • Competenze personali: comportamento innovativo improntato alla trasformazione digitale, capacità di pensiero critico e creatività, autoriflessione sulle proprie competenze digitali.

A questi ambiti di conoscenza si affiancano: 

  • Competenze relative all’Internet of Things, robotica e realtà aumentata. Conoscenza e utilizzo di dispositivi indossabili per il monitoraggio di parametri vitali, assistenti virtuali, realtà virtuale e aumentata, robotica.
  • Competenze legate alla sicurezza dei dati, al consenso informato e alla cybersecurity. Per questo gli operatori sanitari dovranno mostrarsi al passo con le nuove tecnologie e possibilità, come la blockchain, e la comprensione delle regole di base per la protezione dei dati racchiusi nei propri computer per l’uso dei dispositivi aziendali in modo coerente e adeguato.

Si può osservare come alcune competenze più generali, come quelle informatiche di base (alfabetizzazione digitale) o quelle relative alla sicurezza, sono trasversali e in comune alle conoscenze che non solo i professionisti sanitari devono assumere per poter interagire in modo consapevole e sicuro con la sanità digitale, ma anche i cittadini, come visto nel documento, affinché questo tipo di sanità del futuro possa diventare realmente accessibile.

È evidente come l’assunzione delle competenze digitali non sia legata solo all’aspetto tecnico connesso all’uso dei dispositivi digitali, ma richieda abilità e comportamenti personali e sociali, come risulta dagli studi analizzati, che sono determinanti per fornire un’assistenza sicura e di qualità. Inoltre, queste competenze richiedono un’educazione continua per restare aggiornati e al passo con i progressi in campo tecnologico. Inoltre, caratteristiche discriminanti, e fondamentali, al pari dello sviluppo di una sapienza digitale, sono le capacità comunicative, fondamentali per condurre allo sviluppo dell’empatia digitale, in un approccio che spesso non prevede la presenza fisica e dove, soprattutto, l’operatore non è un burocrate; la tecnologia, infatti, non deve rappresentare un ostacolo alla relazione con l’assistito ma un’opportunità per migliorare i percorsi clinico-assistenziali.

Gli operatori sanitari devono quindi sviluppare senso critico nella valutazione degli impatti che la digitalizzazione ha nella relazione con l’assistito e le implicazioni etiche ad essa correlate, oltre a motivare e guidare il paziente nell’utilizzo delle risorse digitali, individuando gli aspetti critici e favorendo l’empowerment dello stesso. 
Va poi considerato il fatto che tale modello di sanità innovativa si rivolge a un contesto dove la maggior parte degli assistiti rientra in categorie più svantaggiate da un punto di vista digitale, come le persone anziane, i disabili, le persone a più bassa scolarizzazione e scarsa familiarità con i dispositivi digitali. A fronte di tale scenario risulta indispensabile il ruolo educativo che il personale sanitario, a tutti i livelli, attua nei confronti dei pazienti per la buona riuscita del progetto di cura e la nascita di nuove figure, come quella dell’infermiere di famiglia e comunità, può favorire il processo di trasformazione già in atto verso la sanità digitale.

Le ricerche prese in considerazione evidenziano come negli ultimi anni sia emerso sempre maggiore interesse oltre che per la definizione, anche per la misurazione delle competenze digitali dei professionisti sanitari. 
Bisogna considerare, però, l’eterogeneità sia delle definizioni che degli strumenti di valutazione. Inoltre, i test di misurazione delle competenze sono basati per lo più su autovalutazione delle abilità e sugli aspetti tecnici, non essendo disponibili dei test validati (Mainz et al., 2024). Va tenuto presente, infine, il gap generazionale tra gli operatori delle passate generazioni e i cosiddetti nativi digitali, considerando le effettive necessità formative e il contributo che mutuamente possono apportare gli uni agli altri per esperienza e conoscenze. 

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